Marketing Ignorance.
La sindrome del tennico da bar.

Marketing Ignorance.
La sindrome del tennico da bar.


Il tecnico da bar, più comunemente chiamato “tennico” o anche”professore”, è l’asse portante di ogni discussione da bar. Ne è l’anima, il sangue, l’ossigeno.
Stefano Benni – Bar Sport

Il verbo ignorare non è per niente negativo. Ma la sindrome del “tecnico da bar” sembra assai diffusa.
Tutti siamo ignoranti in ciò che non abbiamo approfondito con gli studi o con l’esperienza. Non possiamo sapere tutto di tutto, è normale. Ma non si sa perché tutti, proprio tutti, “sanno” cosa è il marketing ma, quando chi lo fa veramente intendendolo nel modo corretto dice “faccio marketing” è uno spasso.
“Sa, basta saper fare del bel marketing che tutti hanno successo” …
“Davvero?…e mi scusi ma lei sa cosa è il marketing?” dalla sicumera del tennico da bar al sorriso ebete, interdetto .. “Beh…si insomma saper vendere”…” E se le dicessi che io mi occupo proprio di marketing lei cosa mi direbbe?” …Ci si sente dire di tutto da chi sa fare pubblicità, a chi “disegna le insegne”, chi mette a posto la roba nei supermercati…eccetera…momenti di spensierato divertimento, tutto sommato, di consapevolezza di come ti vede la gente dal pifferaio magico, ad Albus Silente o la Fata Turchina, dal pazzo che inventa cose, a chi, dotato di un potere oscuro da manipolatore occulto, attrae le persone e vende loro cose inutili.
Si scherza…, ma neanche tanto perché finchè è l’uomo o la donna della strada a non saperlo poco importa ma la questione si fa molto più seria quando a non conoscere il mestiere del marketing manager sono titolari di aziende medio grandi e che operano nel largo consumo. Poi c’è chi con grande umiltà e classe, invece lo ammette e si affida a chi lo sa fare…ma non sono molti.
E’ incredibile come quasi ogni azienda abbia un suo personalissimo concetto della funzione marketing. Quando la funzione esiste è ricoperta dalle persone più disparate con la formazione più eterogenea: si trova gente che considera marketing fare un catalogo prodotti, fare una etichetta, fare pubblicità, impaginare annunci, organizzare un evento o una conferenza stampa…ma non è così.
Per non parlare dei consulenti di marketing, ma quelli “fighi” però, quelli che si vantano di aver fatto università prestigiose, quelli che arrivano con il macchinone, vestiti di tutto punto, che parlano difficile che affabulano con belle frasi, che vantano grandi successi e grandi aziende per cui hanno lavorato. Ma il consulente “deve” consigliare, stare vicino, aiutare, integrare laddove nell’azienda mancano competenze che invece lui o lei hanno. Il consulente non deve lavorare per fare la prima donna e avere, quindi, solo un successo personale, mettendo, spesso, in secondo piano il “bene dell’azienda” per cui lavora.
Poi ci sono le agenzie di pubblicità (o di packaging o di Social Media Marketing) che inseriscono il “marketing” nelle loro competenze…mai fidarsi di queste agenzie perché l’agenzia deve occuparsi solo di pubblicità, al limite del suo concetto più esteso, la comunicazione che comprende anche le attività di ufficio stampa e, soprattutto oggi, la gestione integrata del digital (cosa che sanno fare bene davvero in pochi).
Arriviamo infine all’ex marketing manager della grande azienda che è diventato consulente. Quelli bravi veramente si adattano perfettamente alle mutate condizioni, altri pensano di poter applicare le stesse regole del mercato dei biscotti agli assorbenti per signora. Il guaio è che se non diventano un po’ flessibili nel loro pensiero, ma soprattutto umili mettendosi nell’ordine di idee di “imparare per poi risolvere” (applicando le proprie competenze e attingendo dalle proprie esperienze) possono fare grandi danni.  Difficile questo mestiere.Proprio per questi infiniti misunderstanding è diventato difficile estirpare pregiudizi, falsi miti, idee sbagliate, è difficile far comprendere a fondo, ed in sintesi, cosa fa realmente un marketing manager o un consulente di marketing che lo fa per scelta e non per ripiego. Chi fa comunicazione non fa “marketing” ma chi fa marketing può anche fare comunicazione o, perlomeno, la sa gestire. Se, come dice Al Ries, “fare Marketing significa fare i cambiamenti necessari all’interno di un’azienda in modo da avere successo all’esterno”…il marketer, che sia interno od esterno, deve avere sia conoscenze tecniche (dovute a studi ed esperienze), sia capacità gestionali, che, soprattutto, una buona dose di buon senso ed empatia per comprendere le cose e risolverle nel modo più consono all’azienda per cui lavora con semplicità ed etica.

Cristina Allodi