Ieri, oggi e Majani.

Ieri, oggi e Majani.

 

Una lunga avventura profumata.

Quando si arriva in Majani si è immediatamente assaliti da un profumo riconoscibile ma non perfettamente definibile. Quello più evidente è l’odore della tostatura del seme di cacao, poi però anche un vago sentore di nocciola, quello delle mandorle, dei pistacchi, del latte, …tutti gli aromi più semplici naturali e meravigliosi fusi tutti insieme.

Forte e persistente in estate, più attutito in inverno il profumo “Majani” è sempre presente, in qualsiasi momento dell’anno dietro quella porta l’aria sa di buono, di dolce, di amaro… di antico.

Il mobile da antica bottega e i macchinari ultracentenari, celebrati dagli avi nei loro ricordi scritti, accolgono il visitatore come testimoni silenziosi e inanimati tenuti in vita da una tradizione produttiva unica e preziosissima.

La prima volta che si arriva in Majani c’è un’ impazienza infantile del privilegio di potersi anche solo avvicinare al cuore pulsante della fabbrica di cioccolata più antica d’Italia; si superano gli spazi dove i dipendenti hanno le loro scrivanie e ci si trova davanti un altro grande mobile contenente qualche vecchia confezione del cremino gelosamente custodita, e altri oggetti appartenenti alla lunga storia.

Ma solo dopo qualche metro il profumo, che era quasi sparito, torna potente a solleticare le narici…arrivati ad un corridoio dove si affacciano gli uffici della direzione si vede una porta sul fondo di ferro e vetro…dietro quella porta nasce il cioccolato.